Menopausa

La MENOPAUSA è un tema difficile perché rappresenta un momento critico nella vita della donna, ma anche perché è spesso oggetto di letture e interpretazioni riduttive: in realtà sulla menopausa esistono contraddizioni tra le più straordinarie nella storia della medicina. Storicamente, infatti, a questa fase fisiologica della vita della donna è stata associata una sorta di beatificazione della terapia ormonale sostituiva (TOS): la stessa terapia è stata successivamente demonizzata, creando confusione e danno psicologico a tanta parte dell’universo femminile. In sintesi, la medicina non è stata capace di comunicare correttamente le proprie scoperte con gli inevitabili risvolti sulla salute”.

Importante nessuno studio ha mai dimostrato un aumento della mortalità in donne che hanno fatto uso di terapia ormonale sostitutiva!

Da: La salute delle donne: il ruolo della scienza e dell’etica Umberto Veronesi

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LA MENOPAUSA: COS’È
La scomparsa del ciclo mestruale per almeno 12 mesi consecutivi contraddistingue l’ingresso della donna in menopausa, ma rappresenta solo uno dei molteplici effetti correlati all’interruzione della produzione ormonale da parte dell’ovaio e alla perdita della capacità riproduttiva.

L’arrivo della menopausa (fisiologica, farmacologica o conseguente ad intervento chirurgico) rappresenta per molte donne un momento difficile, per le sue pesanti implicazioni a livello sia fisico che psicologico.

Negli anni l’ovaio esaurisce la sua riserva follicolare: questo fenomeno si manifesta con la sospensione della produzione di estrogeni e progesterone e una riduzione della quota di androgeni. Nel periodo indicato come climaterio si combinano svariati sintomi che costituiscono la manifestazione degli effetti della carenza degli estrogeni sui diversi organi.

La cessazione della produzione, da parte dell’ovaio, degli estrogeni e del progesterone, sostanze ormonali normalmente rilasciate nel circolo ematico, determina importanti modificazioni dell’aspetto fisico e della fisiologia organica, vissute spesso dalle pazienti in modo drammatico e conflittuale.

Vampate di calore, diminuzione del desiderio sessuale, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), modificazioni della pressione arteriosa e del metabolismo, aumento ponderale, depressione, sviluppo progressivo di osteoporosi, rappresentano i problemi di più frequente riscontro, nella pratica clinica, nelle donne in età menopausale.

Alcuni aspetti legati alla menopausa influenzano soprattutto la qualità di vita mentre altre patologie organiche sono rilevanti per lo  stato di salute della donna.

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I disturbi vasomotori conseguono al calo estrogenico a livello dei centri di regolazione del sistema nervoso autonomo; sono presenti vampate e profuse sudorazioni notturne in forma moderata nel 70% circa delle donne e in forma severa in un altro 15%. Possono insorgere spontaneamentee ricorrere molte volte al giorno, oppure conseguire a semplici stimoli come variazioni di temperatura, cibi piccanti, caffeina, alcool o bevande calde. Compaiono precocemente e tendono a persistere per un tempo variabile da alcuni mesi a molti anni, per poi gradualmente dissiparsi. I disturbi dell’umore come ansia, depressione e irritabilità, così come la cefalea, l’insonnia e il senso di affaticamento insorgono precocemente; la loro frequenza, severità e durata si manifestano con ampia variabilità e possono essere modulati in base all’influenza di fattori psicosociali e allo stile di vita.

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La carenza dello stimolo estrogenico sui tessuti urogenitali comporta lo sviluppo di secchezza, irritazione e prurito delle mucose, difficoltà e dolore ai rapporti sessuali per ipotrofia dei tessuti vaginali e vulvari; l’aumento dello stimolo alla minzione, anche nel corso della notte, così come l’urgenza dello stimolo e l’incontinenza urinaria, sono invece correlati alla ipotrofia della mucosa uretrale, del trigono vescicale e di alcuni tessuti del pavimento pelvico. Questi disturbi interessano una donna su due, ma è possibile che le stime ne sottovalutino la frequenza: la comparsa tardiva ostacola la segnalazione del disturbo al medico, nella persuasione che essi dipendano dall’invecchiamento.

A livello della cute possono manifestarsi segni di assottigliamento, conseguente alle modificazioni quantitative e strutturali delle fibre elastiche e collagene, la secchezza, correlata alla riduzione della funzionalità delle ghiandole sebacee, e la comparsa di macchie cutanee con accentuazione di linee d’espressione.

I disturbi della memoria e la ridotta capacità di concentrazione conseguono a modificazioni delle funzioni del sistema nervoso centrale. Può aggiungersi un possibile danno cerebrovascolare conseguente ai disturbi cardiocircolatori che insorgono tardivamente. La riduzione della libido dipende dall’abbassamento dei livelli di androgeni (principalmente il testosterone) e in parte dalle diverse modificazioni organiche dovute all’abbassamento degli estrogeni: riduzione dell’elasticità vaginale, minore lubrificazione delle mucose, insufficienza erettile del clitoride, infezioni batteriche ricorrenti sostenute dalla progressiva modificazione del pH vaginale. Un ruolo non trascurabile è imputabile all’auto percezione di un progressivo decadimento dell’immagine corporea. Altri sintomi aspecifici della deprivazione da estrogeni nei tessuti periferici sono il dolore articolare e la tensione mammaria.

Nei i primi cinque anni dall’inizio della menopausa si verifica una diminuzione della densità ossea che annualmente corrisponde a circa il 2%; negli anni successivi la velocità di riassorbimento tende a ridursi ma espone in ogni caso a un rischio di osteoporosi. ll passaggio alla menopausa rappresenta un momento particolarmente critico in cui il sistema cardiocircolatorio affronta la riduzione dell’effetto vasodilatatore degli estrogeni e con l’avanzare dell’età il rischio di aumento della pressione arteriosa cresce. Frequente in questo momento la manifestazione in forma conclamata dell’ipertensione, favorita dal concomitante aumento di peso, con distribuzione addominale dell’adipe e dalla ritenzione idrica. Il rischio di malattia coronarica si correla a tale circostanza, alla quale si aggiunge lo sviluppo di alterazioni del metabolismo dei grassi e l’ipercolesterolemia.

Il rischio di malattia neoplastica è più alto rispetto alle altre età della vita: il tumore della mammella, il primo per incidenza e prevalenza, ricorre con frequenza crescente con l’avanzare dell’età fino a una quota dell’8% tra i 50 e 80 anni. Il carcinoma del polmone colpisce maggiormente tra 50 e 65 anni. Il rischio di ammalarsi entro i75 anni di carcinoma dell’endometrio, per una donna che ha raggiunto la menopausa, è stimato intorno all’1-3%.

Il carcinoma ovarico, principale causa di morte per patologia maligna ginecologica, ha incidenza maggiore tra i 60 e 70 anni. Anche il carcinoma del colon è caratteristico dell’età matura, tanto che solo il 3% incide prima dei 40 anni.

E’ evidente la necessità di effettuare una sorveglianza vigile, mirata alla prevenzione delle patologie correlate all’età e alla menopausa, oltre che alla diagnosi precoce delle malattie neoplastiche.

Codice europeo della prevenzione a cura del portale Salute dell’Unione Europea
http://ec.europa.eu/health-eu/doc/cancercode_it.pdf

Cos’è WACC? (Women Against Cervical Cancer)
http://www.ondaosservatorio.it/allegati/aree_interesse/pdf/4%20-%20WACC%20Manifesto-italiano.pdf

Brochure su HPV e tumore al collo dell’utero
http://www.ondaosservatorio.it/allegati/aree_interesse/pdf/WACCpazient%20brochure.pdf

LA MENOPAUSA E LA TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA (TOS) o HRT

La terapia ormonale sostituiva rappresenta la soluzione ottima per i sintomi da menopausa:

“I dubbi sollevati sul possibile rischio di tumore mammario durante terapia sostitutiva hanno creato un enorme danno alle donne: l’atteggiamento medico è passato dal totale e libero favore a questa terapia al proibizionismo più assoluto, con l’evidente conseguenza di una perdita di strumenti preziosi per il miglioramento della qualità di vita della donna. Il danno è stato doppio: da un lato si è avuta la privazione di una terapia utile, dall’altro è nata l’idea di un rischio esagerato per la salute, con paure spesso immotivate e atteggiamenti di rifiuto. La realtà è che il bilancio rischio / beneficio nell’uso della terapia sostitutiva è decisamente a favore del beneficio, soprattutto nelle donne per le quali esistano le indicazioni alla somministrazione di ormoni. Bisogna ricordare che all’aumento lieve di rischio di tumore mammario corrisponde in alcuni studi una riduzione del rischio di tumore del colon, e un effetto positivo indubbio sulla mineralizzazione delle ossa. Un elemento importante è che nessuno studio ha mai dimostrato un aumento della mortalità in donne che hanno fatto uso di terapia ormonale sostitutiva! Un problema da ricordare, purtroppo, è l’esigenza di conciliare i bisogni delle donne con la produzione e la commercializzazione dei farmaci da parte delle case farmaceutiche e la necessità di risparmiare da parte delle aziende sanitarie: talvolta il dibattito sulla terapia ormonale sostitutiva non ha contemplato la partecipazione attiva delle donne e ha mantenuto livelli estranei alla realtà femminile.
Ciò che dobbiamo ricercare è la personalizzazione delle terapie, ma anche un sempre maggiore coinvolgimento delle donne nelle decisioni mediche perché davvero la nostra azione si riveli totalmente incisiva ed efficace” .
Da: La salute delle donne: il ruolo della scienza e dell’etica Umberto Veronesi

Gli studi disponibili sul possibile rischio di carcinoma mammario in donne che fanno uso di HRT. mostrano che tale rischio, pur presente in piccola misura (così come è presente un rischio maggiore di malattia tromboembolica), è controbilanciato da dimostrati e indiscutibili vantaggi legati alla prevenzione dell’osteoporosi (e delle conseguenti fratture) e del cancro del colon retto.

La protezione dal tumore del colon nella terapia combinata estrogeni/progesterone non può essere sottovalutata, considerata la maggiore letalità di questo tumore rispetto al carcinoma mammario.

Un atteggiamento prudente ma non allarmistico è opportuno: in presenza di sintomi e segni da menopausa, con un’influenza dimostrabile sullo stato di salute e sulla qualità di vita della donna, la terapia ormonale dovrebbe essere prescritta in maniera personalizzata insieme a controlli ginecologici e senologici regolari, a un monitoraggio dello stato cardiocircolatorio e alla cura delle abitudini alimentari e del peso corporeo, fattori importanti per ridurre il rischio personale di neoplasia della sfera ginecologica e senologica.

LA TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA IN MENOPAUSA: L’EVIDENZA SCIENTIFICA ATTUALE
La terapia ormonale sostitutiva, nota con la sigla HRT, è prescritta in tutto il mondo dall’inizio degli anni ’60 per la cura dei sintomi della menopausa e per la prevenzione dell’osteoporosi. Si tratta di somministrare per via orale o attraverso cerotti o gel cutanei gli ormoni sessuali, estrogeni e progesterone, che fino all’età della menopausa sono prodotti dalle ovaie. Gli effetti benefici di queste terapia sui sintomi menopausali, vampate di calore prima di tutto, ma anche secchezza vaginale, insonnia e alterazioni dell’umore, sono noti da tempo, così come è dimostrata la capacità di contrastare l’osteoporosi con una riduzione delle fratture vertebrali, del femore e di altri distretti ossei. Molti studi hanno suggerito che l’uso degli estrogeni dopo la menopausa abbia un effetto protettivo sul rischio di patologie cardiovascolari, che rappresentano nel nostro Paese la principale causa di morte. Un freno alla diffusione dell’HRT è stato per qualche tempo il timore che gli ormoni potessero influenzare sfavorevolmente il rischio di sviluppare alcuni tumori, in particolare quelli sensibili agli estrogeni, (mammella ed endometrio): su questo argomento la ricerca medica ha dati sostanzialmente concordi, elencati di seguito.

1) Non esiste alcun aumento di rischio per i tumori dell’utero se la terapia viene prescritta in modo adeguato, cioè associando agli estrogeni anche un progestinico.
2) Non c’è alcun effetto sfavorevole sulla mammella per terapie di breve-media durata (3-4 anni dopo l’inizio della menopausa), mentre terapie prolungate oltre i 5 anni determinano un modesto aumento del rischio di tumore mammario.
3) C’è una significativa protezione nei confronti del tumore del colon-retto.

Ma allora perché esistono ancora dubbi e timori sull’uso della terapia ormonale sostitutiva? La motivazione è da ricercarsi nella pubblicazione, nel 2002, di un importante studio americano noto come WHI (Women’s Health Iniziative Study), che negava l’effetto protettivo degli estrogeni nei confronti delle malattie cardiovascolari e sottolineava i rischi per la mammella: in seguito a questa pubblicazione si è abbattuta una vera “bufera” sull’HRT, grazie anche a una campagna di stampa molto negativa e spesso poco informata, che ha suscitato sconcerto e preoccupazione non solo fra le donne, ma anche fra molti medici. Si pensi che in Italia l’uso di estrogeni è sceso, di conseguenza, a meno del 5% della popolazione in menopausa, ma anche nei paesi dove questa terapia era maggiormente diffusa si è assistito a una forte riduzione dell’uso degli ormoni! Ancora oggi, sebbene si stia andando verso un maggiore equilibrio su questo argomento e vi sia una ripresa di fiducia nelle terapie ormonali, il timore e la confusione permangono e le donne sono spesso riluttanti ad assumere la HRT anche quando tormentate da fastidiosi disturbi.

La realtà è che la terapia ormonale è molto utile ed efficace quando realmente indicata, e se somministrata sotto controllo medico. In sintesi, lo studio WHI ha ribadito l’effetto favorevole della HRT su tutti i sintomi menopausali e sulla prevenzione delle fratture vertebrali e femorali, ha confermato l’effetto protettivo degli estro-progestinici sui tumori del colon-retto e la neutralità sui tumori dell’utero, ma ha evidenziato un piccolo aumento del numero di tumori della mammella nelle donne trattate con HRT per oltre 5 anni, dato che era già noto da anni sulla base di studi di minori dimensioni. L’aumento di rischio è molto contenuto, e va comunque analizzato tenendo conto che le donne che si sottopongono a HRT sono di solito molto scrupolose nel seguire con attenzione il programma di diagnosi precoce senologica loro proposto.

La terapia ormonale sostitutiva rimane l’unico trattamento che sia nel contempo capace di controllare l’ampio spettro di sintomi correlati alla menopausa, dalle vampate, alla secchezza vaginale, e di ridurre il numero di fratture osteoporotiche del femore, delle vertebre o di altri distretti ossei. L’effetto sul rischio tumorale è di protezione per i tumori del colon-retto, che rappresentano nel nostro paese la quarta causa di morte per tumore, e di modesto aumento per i tumori della mammella: tale aumento del rischio tuttavia si evidenzia solo per terapie di lunga durata, superiori a 5 anni, poco diffuse nel nostro Paese, dove in genere la durata di trattamento è molto inferiore.

La prevenzione delle patologie cardiovascolari non è al momento inclusa tra le indicazioni alla terapia sostitutiva, tuttavia l’analisi delle conoscenze oggi disponibili fa ritenere che un effetto favorevole possa esistere se l’uso degli estrogeni è iniziato precocemente, negli anni immediatamente successivi alla menopausa, prima che si siano verificati danni importanti nel sistema vascolare e in donne che si possano considerare ragionevolmente “sane” in termini di peso corporeo, pressione arteriosa e prive di fattori di rischio tromboembolico.

Il bilancio rischi-benefici della terapia ormonale sostitutiva deve essere valutato caso per caso a seconda dell’età, delle caratteristiche fisiche e cliniche, del profilo di rischio familiare e della sintomatologia delle singole donne che si trovano ad affrontare quell’inevitabile e importante periodo della vita che inizia con la cessazione dei cicli mestruali”.

Da: La salute delle donne: benessere in menopausa (http://www.ondaosservatorio.it/) Piero Sismondi, Nicoletta Biglia

ALTERNATIVE TERAPEUTICHE NON ORMONALI

Per le donne in menopausa che soffrono di vampate di calore ma non possono affidarsi a una terapia con estrogeni per la presenza di controindicazioni o perché riluttanti ad assumere ormoni esistono alternative terapeutiche sia farmacologiche sia ‘naturali’ (cioè a base di composti derivanti dalle erbe).

Fitoestrogeni

Sono composti presenti in numerose piante caratterizzati da un’azione simile a quella degli estrogeni: tra i più importanti ricordiamo gli isoflavoni (genisteina, dadzeina, ecc) contenuti principalmente nella soia, i lignani, presenti in alte concentrazioni nei semi di lino e in altri cereali, e i cumestani, che si trovano principalmente nel trifoglio rosso e nei germogli.

Un’altra sorgente di fitoestrogeni è rappresentata da alcune piante officinali come la cimicifuga racemosa e l’erba medica (medicago sativa). Alcuni studi hanno messo in evidenza che queste sostanze, grazie alla struttura chimica simile agli ormoni femminili, sono in grado di legarsi ai recettori per gli estrogeni, pur essendo dotati di una potenza nettamente inferiore rispetto a questi: il loro impiego viene proposto nei disturbi legati alla menopausa come alternativa “naturale” alla terapia ormonale sostitutiva. I risultati degli studi effettuati non sono concordi sul reale beneficio: possiamo dire che, nella migliore delle ipotesi, i fitoestrogeni riducono lievemente la frequenza delle vampate di calore (riduzione media del 15%). Il beneficio, quando esiste, appare modesto: in una donna che per esempio sperimenta quotidianamente 10 o 12 vampate al giorno si ottiene una riduzione media di una vampata al giorno. Nessun effetto positivo è stato dimostrato sulla secchezza vaginale né su altri sintomi come i disturbi dell’umore, l’ansia, la cefalee.

Inoltre, i fitoestrogeni non hanno dimostrato di essere in grado di migliorare significativamente la densità minerale ossea, né esiste alcuna prova che siano capaci di ridurre il numero di fratture da osteoporosi.

Le informazioni sul rischio oncologico dei fitoestrogeni sono estremamente carenti: di questo bisognerebbe sempre tenere conto prima di deciderne l’assunzione. Infine, non sono noti gli effetti dell’uso per lunghi periodi o a dosaggi elevati. Recentemente il Ministero della Salute ha stabilito che, in caso di assunzione di integratori dietetici contenenti fitoestrogeni, l’apporto giornaliero di isoflavoni della soia non debba superare 80 mg al giorno. Secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) la soia e gli isoflavoni potrebbero essere utili soltanto a breve termine nel trattamento dei sintomi vasomotori della menopausa. Resta comunque da stabilire se gli effetti positivi siano dovuti ai fitoestrogeni in sé o alla loro combinazione con altri componenti degli alimenti.

Cimicifuga racemosa

E’ una pianta officinale originaria del Nord America, dellafamiglia delle Ranuncolaceae. Alta due metri, se ne utilizzala radice: gli indiani americani preparavano un decotto come rimedio contro l’artrite, la stanchezza e i morsi di serpente.

Le sostanze attive più conosciute sono triterpeni, alcaloidi, fitosteroli e polifenoli (isoflavoni, acido isoferulico e tannini), oltre naturalmente a vitamine e minerali. Questi preparati sono proposti per alleviare i disturbi classici della menopausa: sudorazione, vampate di calore, disturbi del sonno. Alcuni studi hanno mostrato una certa efficacia della cimici fuga racemosa nel controllo delle vampate di calore, sebbene inferiore ai benefici ottenibili con gli estrogeni. Il 7 agosto 2006 il Ministero della Salute ha tuttavia inviato una circolare alle aziende di settore, invitandole a sospendere la commercializzazione dei prodotti contenenti cimici fuga racemosa: la decisione è stata presa in Italia dopo la pubblicazione, a luglio, di un comunicato stampa dell’EMEA (Agenzia Europea del Farmaco) circa la presunta tossicità epatica della pianta. Nell’attesa che l’Istituto Superiore di Sanità faccia le debite valutazioni, si ritiene sconsigliato l’uso della cimicifuga racemosa.

Antidepressivi

Fino a pochi anni fa il trattamento dei sintomi della menopausa per le donne che avevano avuto un carcinoma della mammella era considerato “tabù”: l’idea generale era che si trattasse di problemi irrilevanti, quasi frivoli per una paziente oncologica! Le stesse donne erano riluttanti a parlare di sintomi come le vampate di calore, la secchezza vaginale o la difficoltà nei rapporti sessuali. Grazie ai progressi in campo diagnostico e terapeutico, molte donne trattate per tumore della mammella guariscono o comunque hanno un lungo periodo di benessere dopo l’intervento: questa consapevolezza ha aumentato l’attenzione verso la qualità di vita e l’opportunità di preservare la salute dai danni dell’invecchiamento e della carenza ormonale. L’uso della terapia ormonale sostitutiva (HRT) in donne trattate in precedenza per un carcinoma mammario è attualmente controindicato per il dubbio che l’adozione di terapie con estrogeni comprometta l’efficacia delle terapie oncologiche: che cosa fare se una donna operata al seno manifesta problemi per i sintomi da menopausa?

Le vampate di calore rappresentano il principale sintomo che spinge la paziente con carcinoma mammario a richiedere un trattamento: gli unici farmaci efficaci e sicuri per il controllo delle vampate di calore in queste donne sono gli antidepressivi appartenenti alla classe dei SSRIs (Selective Serotonine Reuptake inhibitors), fra cui la fluoxetina, la paroxetina e la venlafaxina, utilizzati a dosi più basse rispetto a quelle richieste per la cura della depressione. Sono oggi in studio anche altri antidepressivi, come la mirtazapina, che sembra fornire analoghi benefici, il citalopram, la sertralina. Infine, è stato valutato al dosaggio di 900 mg/die il gabapentin, un farmaco utilizzato da anni con diverse indicazioni (epilessia, dolore cronico, attacchi di panico). In conclusione, la necessità di fornire un aiuto alle donne che presentano severi sintomi menopausali e non possono o non vogliono assumere estrogeni stimola la ricerca di trattamenti non ormonali, capaci di alleviare i sintomi e nel contempo privi di importanti effetti collaterali.

Da: La salute delle donne: benessere in menopausa (http://www.ondaosservatorio.it/) Nicoletta Biglia

ALTERNATIVE RECENTI PER L’ATROFIA E LA SECCHEZZA VAGINALE IN MENOPAUSA:

IL RINGIOVANIMENTO VAGINALE LASER

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I disagi fisici legati alla menopausa possono essere considerevoli: le vampate di calore sono il sintomo riferito più frequentemente e con maggiore fastidio, ma esiste anche l’atrofia vaginale con la secchezza che diventa progressivamente rilevante con l’avanzare dell’età e che non può essere trascurata.
Tutti gli organi del corpo, compresi quelli genitali, sono soggetti a un lento e progressivo scorrere del tempo che causa  importanti trasformazioni funzionali e strutturali. Le cause naturali di invecchiamento si concentrano principalmente nel tratto vaginale che va incontro a una generale atrofia. Le modificazioni degli organi genitali femminili avvengono gradualmente nel periodo peri-menopausale, 42-50 anni  e accelerano in seguito  per la diminuzione degli  estrogeni.

Il calo degli estrogeni  causa una progressiva riduzione delle fibre collagene ed elastiche; la vagina perde tono e la sua mucosa meno idratata e vascolarizzata  appare più lassa e sottile. La perdita di turgore e idratazione della zona genitale e la mancanza di lubrificazione vaginale, accresce notevolmente i disagi: aumento della fragilità, dell’irritazione o del dolore nei rapporti sessuali, associati all’atrofia vulvo-vaginale, alla secchezza della vagina o sensazione di vagina asciutta,  prurito vulvare, senso di pesantezza, infezioni delle vie urinarie e dolore durante il rapporto sessuale (dispareunia).

La qualità della vita delle donne peggiora di pari passo con la sintomatologia, colpendo soprattutto la sfera sessuale interferendo  sulla relazione di coppia. I livelli degli estrogeni possono diminuire per diverse ragioni e la secchezza vaginale può presentarsi  in  pre e postmenopausa, ma anche in moltissime donne di ogni età per una lubrificazione vaginale insufficiente.

L’alternativa naturale e non-invasiva ai trattamenti sostitutivi ormonali non sempre possibili  da  effettuare  e spesso poco graditi dalle donne, è oggi rappresentata dalla  tecnica  di laser ringiovanimento vaginale  evolutasi di pari passo con l’aumento dell’età media della vita; analogamente a quanto è successo in medicina estetica. dove si sono perfezionati i trattamenti per il miglioramento dell’ aspetto fisico, si sono evolute tecniche di ringiovanimento dei genitali femminili.

Oggi sempre più donne chiedono al medico di fiducia trattamenti di chirurgia intima, mirati a migliorare la tonicità delle parti intime, per riappropriarsi di una femminilità sicura e tranquilla, aiutarla  a riconciliarsi con se stessa assicurandole  benessere personale e nella vita di relazione.
Tra gli interventi maggiormente utilizzati in chirurgia  estetica dei genitali femminili, , il laser Erbium-Yag risulta essere il  trattamento più efficace, senza dolore, rapido e non invasivo, per contrastare in modo naturale e indolore l’atrofia vaginale,  con motivazioni e metodologie simili a quelle offerte per rallentare l’invecchiamento della delicata pelle del viso o per attenuare i segni del tempo. In ambito ginecologico, l’alternativa naturale alla chirurgia tradizionale o all’utilizzo di terapie ormonali sostitutive oggi si chiama Petite LadyTM. trattamento laser innovativo che ringiovanisce non solo la condizione della vagina, ma migliora anche la gratificazione sessuale e una migliore qualità della vita.

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